Progettare a scuola: il momento dell’ideazione

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Alla ricerca di un’ecologia della complessità in classe

Quattro sono le fasi in cui si pensa idealmente suddivisa la vita di un progetto: ideazione, definizione, esecuzione e chiusura.[1] In questo lavoro, dopo una breve presentazione degli snodi fondamentali della fase di ideazione, si affronta il problema del suo transfer in classe. E l’idea che sta alla base è che in classe non è tanto importante il prodotto finale, quanto il processo. Ma per operare un transfer efficace gli insegnanti debbono essere significativamente attrezzati, devono avere dei riferimenti che in qualche modo si sostituiscano ai riti della didattica trasmissiva e che quindi non li facciano sentire “senza rete”. Ed è su questo che si insiste, individuando i passaggi fondamentali ed i deliverable che in questi passaggi debbono essere prodotti. L’insegnante ritrova un sistema di coordinate che gli permette di orientarsi e di non sentirsi in balia di un’entropia disorientante, anche se necessaria ed educante; non un tentativo acefalo di sedare l’entropia, caratteristica fondamentale del rinnovato ambiente di apprendimento,  ma la coscienza della sua necessità e una ricerca puntuale degli strumenti per moderarla. Diventa così possibile e praticabile la didattica per progetti, metodica d’elezione per favorire lo sviluppo di quelle competenze ritenute attrezzatura fondamentale e indispensabile per la società dell’informazione. E in questo rinnovato ambiente trovano spazio quelle formae mentis che, trascurate nella didattica tradizionale, si rivelano dote vincente nel mondo delle professioni. L’avvicinamento ai problemi del reale emerge dunque come caratteristica dominante di questo rinnovato approccio; il recupero in classe della complessità del quotidiano, nel rispetto dell’ambiente scuola e delle sue finalità educanti. La ricerca continua di un equilibrio tra i bisogni di semplicità e chiarezza di un ambiente per apprendere, e l’ineludibile e imperdibile complessità di una società profondamente cambiata: per la ricerca di un’ ecologia della complessità, in classe. 


[1] E’ una delle prospettive più accreditate nella teoria del project  management (Cleland, 2002; Microsoft, 1997). 

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