WeMake Milan’s Makerspace Fablab … & Bologna S.Domenico ADI Immagina

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Post di riflessione

Per il progetto Girls Code It Better,  ci siamo incontrati con i docenti e con i makers a Milano, il giorno 7 aprile  c/o il centro WeMake e, a Bologna , il giorno 9 aprile. Sono stati due pomeriggi che ci hanno indotto importanti riflessioni sul metodo: a queste hanno contribuito anche i numerosi contatti dopo il Seminario Internazionale IMMAGINA del 28 Febbraio, organizzato dall ‘ADI in S.Domenico a Bologna. In particolare:

  • quando un progetto viene affrontato per la prima volta (ma non solo) , sia dai docenti sia dagli alunni, è fondamentale non lasciarsi “ingessare” dai vari step di processo previsti dal metodo: Mappa Concettuale, Studio di Fattibilità etc. E’ chiaro che questi sono importanti, fondamentali. Senza questi step è difficile padroneggiare l’arte della progettazione; inizialmente però possono apparire troppo astratti e possono indurre una sorta di “paralisi motivazionale” che va evitata. Per questo è bene far lavorare i ragazzi direttamente e a posteriori procedere ad una sorta di riflessione. Insomma farli costruire a posteriori.
  • quando non siamo nella zona di sviluppo prossimale di Vigotsky è davvero un problema. Il caso di Girls Code it Better è emblematico. Ci troviamo infatti con ragazzine che provengono da scuole per la maggior parte trasmissive, abituate a svolgere qualche attività laboratoriale ma probabilmente senza dedicare troppo tempo alle fasi “meta” di processo e con attrezzature laboratoriali non troppo evolute. Nel progetto Girls Code it Better viene chiesto loro di  affrontare fasi “meta” e per giunta queste richiedono una conoscenza approfondita delle risorse dei laboratori FABLAB a loro totalmente ignote. Si prenda ad es. lo Studio di Fattibilità: le ragazze debbono immaginare quali attività fare per arrivare al prodotto e quali risorse utilizzare. Questo ovviamente non lo possono fare non conoscendo le risorse disponibili. In questo caso suggeriamo di prevedere una presentazione delle risorse e delle “attività di avvicinamento” (esempio costruzione pagina di profilatura precedente la costruzione del sito) che possano permettere loro di conoscere le risorse in modo meaningful. Ad esempio se dovrò utilizzare una lasercut per il progetto, prevedere prima delle piccole attività di utilizzo diretto della lasercut. Anche i tutorial reperibili facilmente in rete possono essere molto utili.
  • La definizione del tema è fondamentale: caratterizza tutto lo svolgimento del progetto e i ritorni che si vogliono avere. Da più parti (genitori, insegnanti ed alunni) in girls code it better ci sono state attese, in parte deluse, di una maggiore attenzione al coding. Il problema, quando parti con una didattica per progetti, è che i contenuti e le competenze che andrai a toccare sono fortemente condizionate dalla scelta del tema. Ora i temi proposti dalle scuole, in molti casi, erano ben lontani dall’aver bisogno di coding per essere trattati. A questo ci puoi arrivare comunque, ma con salti mortali. Se vuoi arrivare al coding devi partire da temi che sai che per essere sviluppati hanno bisogno di coding. Allora apprendere il coding, in questo caso per risolvere un problema, diventa un apprendimento significativo, meaningful.
  • Detto in un modo diverso, scientificamente fondato sulla teoria del project management, la fase iniziale di un progetto è il tempo in cui il top management individua un bisogno strategico. Inizia con l’identificazione dei bisogni e dei desideri degli utenti: i clienti. Gli obiettivi e le strategie per il business principale dell’azienda devono essere identificati e compresi in modo da far sì che gli obiettivi del progetto siano ad essi coerenti. Insomma gli obiettivi del progetto, ossia le caratteristiche del prodotto/servizio o risultato devono essere determinate a partire dai bisogni/desideri degli utenti e dalle strategie di business dell’azienda. Quando si vuole che i progetti sviluppino anche competenze disciplinari, i temi di progetto devono essere curvati verso le discipline, ossia come dicono quelli del BUCK Institute, devono essere standard focused.
  • Questa fase richiede: flessibilità, consapevolezza, imprenditività e visione politica.

 

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