L’analisi dell’utenza e il Pensiero Computazionale.

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Quello che manca, nella realizzazione di molti progetti, è la consapevolezza dell’importanza dell’analisi dell’utenza e dei suoi bisogni: quella che noi sintetizziamo nella costruzione di una mappa split tree. Questo è un passaggio culturale.

A scuola una ricerca non è una ricerca per qualcuno. E’ una ricerca punto e basta. Anche noi docenti non siamo avvezzi a finalizzare il nostro lavoro. Un pò perché quando abbiamo fatto i nostri “compiti”, ai tempi della scuola, li abbiamo fatti per il docente e non dovevamo porci il problema di altri interlocutori.  Un pò perché non siamo stati formati alla cultura del progetto e anche quando facciamo cose da docente le facciamo sempre per lo stesso interlocutore. Le relazioni di fine anno, la programmazione, le correzioni dei compiti e altro ancora. Insomma non siamo abituati a porci il problema di chi sarà l’utente del nostro lavoro perché quello lo conosciamo implicitamente.

Eppure questo passaggio, il momento dell’analisi dell’utenza è un passaggio fondamentale nei progetti. Non un’automobile, ma un’automobile per un impiegato pendolare che è diversa da un’automobile per un gestore di rifugio di alta montagna. Sono entrambe automobili, ma le caratteristiche sono diverse. Non una rubric, ma una rubric per alunni delle superiori e una rubric per alunni dell’infanzia; non una narrazione, ma una narrazione per adulti ed una per bimbi, non un esercizio ginnico, ma uno per un giovane atleta ed uno per un anziano in riabilitazione …

Insomma quando si sviluppa un progetto, o si risolve un problema, è fondamentale porsi il problema di “per chi lo facciamo?”.

Compiere questo passaggio è compiere il primo grande passo verso il Pensiero Computazionale. Nella progettazione dei sistemi informativi, è il momento in cui l’analista cerca di capire l’utente (cliente) e le sue esigenze, cerca di capire a fondo le sue richieste e  cerca di andare anche al di là di queste immaginando quelle non dette, comunque sottese da quella tipologia di utenza. Ed è in questo importante momento che l’esperto applica le proprie skill di pensiero computazionale, forse quelle più sofisticate, ed è questo l’incipit di quell’altro difficile passaggio in cui l’esperto si costruisce, astraendo, un modello per lo sviluppo del progetto o la soluzione del problema.

Passaggi ardui, difficili da realizzare, assegnati solitamente, negli ambienti delle professioni, agli esperti, ai competenti. Ed è qui che il possesso del pensiero computazionale è premiante.

Lo ribadisco: l’incipit è proprio quello in cui si analizza l’utente ed i suoi bisogni.

Parafrasando J. Sutherland (“pianificate la realtà, non la fantasia”), ciò che ci si deve chiedere, per prima cosa, quando si intraprende un nuovo lavoro (progetto) è: per chi si fa questo lavoro? Quale ottica ci deve guidare quando costruiamo un prodotto, oppure quando prendiamo delle decisioni, facciamo delle scelte? L’indeterminazione endemica a più situazioni, la liquidità fisiologica di molti contesti, ci pone spesso di fronte a scelte difficili che debbono essere attuate con attenzione e consapevolezza.

Poi bisogna pensare al cosa: a ciò che si vuole ottenere in primis.

Infine dobbiamo interrogaci sulla motivazione. Perché questo personaggio vuole questa cosa? Come questa cosa potrà servire e soddisfare questo particolare utente? In un certo senso, questa è la parte più critica. La motivazione influenza tutto quanto. …

E ancora Sutherland: “Prima di mettere in ordine di priorità le cose da fare per svolgere il vostro lavoro dovete definire il personaggio, l’utilizzatore, il cliente: la persona che userà ciò che vi accingete a fare. Dovete conoscerne i gusti, le avversioni, le passioni, gli entusiasmi, le frustrazioni e le gioie.

E dovete capirne le motivazioni. Come si procura ciò che desidera? Perchè ha bisogno di …?

Tutto ciò influenzerà anche il vostro modo di stimare le cose. Supponiamo che i clienti vogliano una semplice funzione di calendario; è una cosa facile. Oppure che vogliano una marca temporale inalterabile per fini legali, e questo è un pò più complicato.”

Acquisire questo skill, questa sensibilità propria di chi è fortemente attrezzato in termini di pensiero computazionale, è un percorso arduo e complesso. Molti docenti, nel momento in cui si avvicinano ai progetti, ritengono questo un passaggio non naturale, una forzatura quasi; ed è normale: non fa parte del loro DNA.

Non è però normale che i docenti rinuncino ad acquisire questo importante skill, anche se a costo di sacrifici, perché questa loro mancanza si rifletterà inevitabilmente e negativamente sui loro alunni.

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