L’evoluzione dell’individuo è “event driven, not time driven”.

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Per monitorare lo sviluppo dell’identità dello studente ho introdotto l’idea delle rubric dinamiche. La valutazione tramite rubric del binomio individuo/prestazione è una rappresentazione di come l’individuo ha affrontato quella prestazione. Siamo in presenza di un’istantanea, presa da un particolare punto di vista, con un particolare obiettivo, con particolari filtri.  Se siamo interessati alla complessità dello studente, alla sua identità, non possiamo accontentarci di istantanee. Da qui l’idea delle rubric dinamiche: filmano l’evoluzione di elementi importanti rilevati in prestazioni successive. In merito introduco un’ulteriore riflessione.

La domanda fondamentale: qual’è il parametro rispetto al quale vado a monitorare l’evoluzione? Quando si parla di evoluzione si pensa ad un percorso nel tempo. A quale tempo mi riferisco? La mia affermazione è che sarebbe poco significativo se mi riferissi al tempo dell’orologio. Certo in ultima analisi avremo anche un andamento rispetto a quello: esiste, ovviamente; è però poco importante per la valutazione dell’evoluzione degli elementi importanti. Questa va concepita non in relazione al secondo scandito da un orologio, bensì in relazione agli eventi con cui il valutato deve confrontarsi. Ci sono eventi talmente importanti nella vita di una persona, anche nel suo quotidiano, che finiscono per influire pesantemente sulle sue prestazioni, sui suoi comportamenti e persino sulla sua identità. Questi eventi non hanno per tutti lo stesso peso. Uno stesso evento può essere vissuto in modo profondamente diverso da persone diverse. E qui comincia ad evidenziarsi il sé del soggetto. Insomma il sé di un soggetto reagisce in modo specifico ad eventi perturbanti e il tipo di reazione ci da informazioni specifiche sul soggetto. Il tempo dell’orologio è solo un aiuto a collocare l’evento, ma è l’evento che determina la perturbazione e la mutazione dell’individuo diventa dunque funzione dell’evento e non del tempo. Indirettamente posso correlare la perturbazione al tempo dell’orologio, ma le informazioni che mi interessano sull’evoluzione dell’identità sono direttamente correlate all’evento: sia e soprattutto quelli nodali per una persona (un successo, un abbandono, un innamoramento, un insuccesso, un tradimento …), sia quelli meno drammatici … Insomma quello che diventa interessante correlare è l’evoluzione dell’identità rispetto agli eventi: l’evento rende il tempo più o meno significativo, lo comprime o lo dilata. E quello che noi misuriamo indirettamente nelle prestazioni dell’individuo è proprio l’influenza dell’evento o della catena di eventi. Il livello di prestazione atteso per certi elementi importanti su cui valutiamo l’individuo varia considerevolmente prima e dopo un evento: indipendentemente dal tempo trascorso. In questo senso parlo di evoluzione dell’individuo event driven, not time driven.  E tutto questo a cosa serve? Potrebbe anche servire solo a chiarire e già sarebbe sufficiente, ma serve a molto di più: la reazione all’evento è di per se’ caratterizzante l’individuo e puo’ fornire, anche e soprattutto allo stesso, elementi importanti per conoscere alcuni suoi parametri generalmente ignorati: la resilienza, l’intensità emotiva … E’ come l’individuo entra in risonanza con l’evento che influenza la prestazione ma che soprattutto misura il sé dello stesso.

P.S. per passare alla concretezza della traduzione in classe siamo in attesa di buoni elementi di deep learning.

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